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	<title>Psicocafé</title>
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	<description>Conversazioni di psicologia contemporanea</description>
	<language>it</language>
	<copyright>Copyright 2010 Blogosfere</copyright>
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		<title>Ultimo post</title>
		<description><![CDATA[ Cari avventori,questo &egrave; l&rsquo;ultimo post che scrivo su questo blog. Sembra un po&rsquo; come quando finiscono le trasmissioni televisive, che si ringraziano i cameramen, le truccatrici, le costumiste e i fonici. Anche io devo ringraziare molte persone e lo...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/images/goodbye.jpg"><img src="http://psicocafe.blogosfere.it/images/goodbye-thumb.jpg" border="0" alt="goodbye.jpg" hspace="5" width="200" height="240" align="left" /></a> <font face="arial,helvetica,sans-serif">Cari avventori,<br />questo &egrave; l&rsquo;ultimo post che scrivo su questo blog. <br />Sembra un po&rsquo; come quando finiscono le trasmissioni televisive, che si ringraziano i cameramen, le truccatrici, le costumiste e i fonici. Anche io devo ringraziare molte persone e lo faccio nella maniera pi&ugrave; spartana e breve che mi riesce.<br />Ringrazio i lettori di questo blog, quelli di un solo post e quelli che lo hanno letto per anni, qualcuno dall&rsquo;inizio alla fine.<br />Ringrazio chi ha commentato e lo ha fatto sempre con garbo e intelligenza. <br />Ringrazio quanti mi hanno segnalato, con una costanza vicina alla dedizione, articoli che &quot;avrebbero potuto interessarmi&quot;. <br />Ringrazio quelli che mi hanno suggerito libri, eventi, siti e risorse.&nbsp; <br />Ringrazio gli studenti che hanno preso un bel voto e me lo hanno fatto sapere, quelli che hanno messo questo blog nella sitografia della loro tesi e quelli che me l&rsquo;hanno inviata dopo essersi laureati. <br />Ringrazio i lettori-blogger, che mi hanno ispirato, linkato, commentato, intervistato!&nbsp; <br />Ringrazio i molti che mi hanno chiesto di diventare &ldquo;amici&rdquo; su Facebook perch&eacute; &ldquo;<em>io leggo sempre il Suo blog</em>&rdquo;. Scusate se non vi ho accettato: ho compreso la vostra idea di amicizia, voi comprendete la mia. <br />Ringrazio mio marito per la pazienza.<br />Ringrazio questo blog perch&egrave; per prendermi cura di lui, mi sono presa cura di me, dei miei veri interessi, del mio vero amore.<br />Per fortuna sul web i traslochi non sono mai pi&ugrave; in l&agrave; di un click e se proprio mi cercate mi troverete.&nbsp;Ad maiora</font></p><p align="justify"><font face="Arial"><em>Giulietta&nbsp;</em><br /><a href="mailto:infopsicocafe@gmail.com">infopsicocafe@gmail.com</a><br /></font></p><p class="comments_info"><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/10/ultimo-post.html#comments">Leggi i commenti (30) &raquo;</a></p><div class="feedflare">
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 00:17:22 +0100</pubDate>
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		<item>
		<title>Ehm…l’effetto dell’esitazione del discorso ehm…sulla comprensione linguistica</title>
		<description><![CDATA[ Quando parliamo con qualcuno, su 100 parole emesse, sembra che 6 in media siano &ldquo;colpite&rdquo; da disfluenze varie: ripetizioni, auto-correzioni, esitazioni.Le esitazioni in particolare sono molto interessanti perch&eacute; hanno la caratteristica di presentarsi sotto forma di riempitivi sonori come...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<a href="http://psicocafe.blogosfere.it/images/talking.jpg"><img src="http://psicocafe.blogosfere.it/images/talking-thumb.jpg" border="0" alt="talking.jpg" width="200" height="200" align="left" /></a> <p align="justify"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Quando parliamo con qualcuno, su 100 parole emesse, sembra che 6 in media siano &ldquo;colpite&rdquo; da disfluenze varie: ripetizioni, auto-correzioni, esitazioni.<br />Le esitazioni in particolare sono molto interessanti perch&eacute; hanno la caratteristica di presentarsi sotto forma di riempitivi sonori come &ldquo;ehm&rdquo;&hellip;o &ldquo;uhm&rdquo; e non si verificano a caso in un punto qualsiasi del discorso, ma avvengono con maggiore probabilit&agrave; prima di emettere parole a bassa frequenza d&rsquo;uso, parole inaspettate o poco predicibili dal contesto generale della frase in cui sono inserite.<br />Ma quali sono gli effetti delle esitazioni sugli ascoltatori, sulla loro comprensione e memorizzazione del discorso?<br />Se lo sono chiesto <strong>L. MacGregor</strong> e colleghi della <em>University of Edinburgh</em>,&nbsp; in un breve articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista <em>Cognition</em>. Hanno utilizzato, per il loro studio, i <strong>potenziali evocati</strong> e quello che&nbsp; hanno scoperto &egrave; interessante.<br />I potenziali evocati sono definibili come <em>modificazioni elettriche che avvengono nel sistema nervoso centrale a seguito di uno stimolo esterno</em> e si misurano come un elettroencefalogramma: con il posizionamento di elettrodi in punti precisi dello scalpo. <br />In particolare i ricercatori si sono focalizzati sull&rsquo; ERP N400, un cambiamento negativo del voltaggio nella regione centro parietale che &egrave; indice&nbsp; di <strong>incongruenza semantica</strong>. <br />Questo potenziale evocato si pu&ograve; osservare infatti quando&nbsp; le persone&nbsp; ascoltano frasi in cui&nbsp; una parola&nbsp;&egrave; incongruente con il significato della frase che la contiene, come per esempio in: <em>&quot;Mi piace bere il t&egrave; con zucchero <strong><u>e calza</u></strong>&quot;</em>.<br />L&rsquo;N400 si presenta inoltre quando figure anomale (o incongruenti) sono mostrate durante l&rsquo;ascolto di una frase, o quando la frase presenta una violazione sintattica.<br />I ricercatori hanno coinvolto 12 soggetti e hanno fatto loro ascoltare diverse frasi con l&#39;ultima parola congruente con il contesto della frase (Es. Mi piace bere il t&egrave; con zucchero <em>e limone</em>) oppure incongruente (Mi piace bere il t&egrave; con zucchero <em>e calza</em>). Nella met&agrave; dei casi, prima delle parole <em>limone</em> e <em>calza</em>, erano presenti esitazioni &ldquo;ehm&rdquo;. <br />I risultati hanno evidenziato che quando la parola non era congruente, se questa era preceduta da un &ldquo;ehm&rdquo;,&nbsp; l&rsquo; atteso effetto N400 si riduceva, come se l&rsquo;esitazione avesse reso la parola inaspettata pi&ugrave; facile da processare. <br />Secondo gli autori questo si verifica perch&eacute; l&rsquo;esitazione forzerebbe il cervello a sintonizzarsi sul discorso e a percepire l&rsquo;ehm come un segnale di allerta. Sarebbe come se dicessimo a noi stessi: &ldquo;occhio, devi fare attenzione adesso, perch&egrave; ci&ograve; che pensavi succedesse (&ldquo;dopo il t&egrave; verr&agrave; il limone&quot;) forse non succeder&agrave;, perch&egrave; il parlante esita!&quot;<br />Ed ecco che &ldquo;calza&rdquo;, bench&egrave; inattesa e imprevedibile, viene accettata pi&ugrave; facilmente dalla mente&nbsp; senza provocare l&rsquo;N400. <br />Ma ci&ograve; che &egrave; stato verificato di pi&ugrave; importante &egrave; che l&rsquo;esitazione&nbsp;ha anche un effetto a lungo termine, bench&egrave; di modesta entit&agrave;: in un successivo test di memoria le parole (congruenti o incongruenti) che seguivano l&rsquo;ehm erano ricordate con maggiore probabilit&agrave;. <br />Quella sintonizzazione preventiva di cui parliamo, quell&rsquo;allerta attentivo fornirebbe anche un vantaggio nella memorizzazione della parola seguente all&rsquo;interruzione.<br />Del tutto sorprendentemente parrebbe dunque che un discorso esitante (ma non troppo) risulta pi&ugrave; comunicativamente efficace di un discorso completamente fluente.<br />A coloro che frequentano corsi di public speaking far&agrave; piacere sapere che qualche esitazione qui e l&agrave; nei loro discorsi val la pena di conservarla.</font></p><p align="justify"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Paper originale | <a href="http://homepages.ed.ac.uk/martinc/offprints/cmdIP.pdf">It&rsquo;s the way that you, er, say it: Hesitations in speech affect language comprehension </a><br /></font></p><p class="comments_info"><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/10/ehmleffetto-dellesitazione-del-discorso-ehmsulla-comprensione-linguistica.html#comments">Leggi i commenti (5) &raquo;</a></p><div class="feedflare">
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		<category>Psicologia cognitiva</category><category>linguaggio</category><category>notizie psicologiche</category><category>psicologia</category>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 07:25:51 +0100</pubDate>
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		<item>
		<title>L’effetto Zeigarnik e l’irresistibile bisogno di finire quello che si inizia.</title>
		<description><![CDATA[ L&rsquo;effetto Zeigarnik prende il nome dalla psicologa tedesca Bluma Zeigarnik, che consegn&ograve; il suo nome alla storia della psicologia un pomeriggio degli anni &rsquo;20 seduta ai tavoli di un ristorante viennese. In quell&rsquo;occasione fece infatti per la prima volta...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/55/Kanizsa_triangle.svg/205px-Kanizsa_triangle.svg.png" border="0" hspace="5" vspace="5" width="205" height="219" align="left" /> <p align="justify"><font face="arial,helvetica,sans-serif"><strong>L&rsquo;effetto Zeigarnik</strong> prende il nome dalla psicologa tedesca </font><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bluma_Zeigarnik"><strong><font face="arial,helvetica,sans-serif">Bluma Zeigarnik</font></strong></a><font face="arial,helvetica,sans-serif">, che consegn&ograve; il suo nome alla storia della psicologia un pomeriggio degli anni &rsquo;20 seduta ai tavoli di un ristorante viennese. <br />In quell&rsquo;occasione fece infatti per la prima volta attenzione a un fenomeno molto particolare: il cameriere riusciva a ricordare un numero apparentemente infinito di ordinazioni fatte dai clienti fino al momento di servirli. Dopo aver evaso le ordinazioni&nbsp; non ricordava pi&ugrave; che cosa aveva servito.<br />La Zeigarnik ipotizz&ograve; che un compito incompleto o non terminato crea una <em>tensione psichica</em> che agisce come spinta a completare o a terminare il compito e impedisce che la mente si concentri su altri processi cognitivi.<br />Il trattenimento in memoria del compito incompleto sarebbe l&rsquo;effetto collaterale di questa &ldquo;ansia di completamento&rdquo;.<br />Naturalmente, da brava psicologa, la Zeigarnik dimostr&ograve; sperimentalmente la sua ipotesi. <br />Era il 1927 e nel suo laboratorio fece svolgere ad alcuni volontari una serie di 22 compiti cognitivi, alcuni dei quali venivano completati e altri erano lasciati incompleti.<br />Alla richiesta di ricordare quali compiti cognitivi erano stati svolti, i soggetti ricordavano due volte di pi&ugrave; i compiti rimasti interrotti o che avevano comunque&nbsp; lasciato incompleti.<br />L&rsquo;effetto Zeigarnik sarebbe l&rsquo;equivalente &ldquo;superiore&rdquo; della <strong>legge gestaltica della chiusura</strong>: linee incomplete e forme non chiuse sono percepite dal cervello come linee continue e forme chiuse, fino al completamento percettivo attraverso bordi artificiali.<br />Si veda a questo proposito </font><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Triangolo_di_Kanizsa"><font face="arial,helvetica,sans-serif">l&rsquo;illusione del triangolo di Kanizsa&nbsp;</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif">in figura, dove si apprezza distintamente un triangolo bianco centrale che nella realt&agrave; non c&#39;&egrave;.<br />L&rsquo;effetto Zeigarnik spiega l&rsquo;incapacit&agrave; di taluni di interrompere un lavoro fino a quando non l&rsquo;hanno finito (presente!) o l&rsquo;incapacit&agrave; di lavorare in multitasking a causa dell&rsquo;urgenza psicologica di affrontare un lavoro per volta.<br />Anche le sue applicazioni pratiche sono disparate, vanno dall&rsquo;interruzione delle soap opera su una situazione sospesa (per il cui completamento il telespettatore deve tornare il giorno dopo), alla pedagogia moderna che suggerisce di non soddisfare mai a pieno la curiosit&agrave; degli alunni.</font></p><p class="comments_info"><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/09/leffetto-zeigarnik-e-lirresistibile-bisogno-di-finire-quello-che-si-inizia.html#comments">Leggi i commenti (12) &raquo;</a></p><div class="feedflare">
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		<category>Psicologia cognitiva</category><category>blog</category><category>notizie psicologiche</category><category>psicologia</category>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 21:20:21 +0100</pubDate>
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		<item>
		<title>Che ti aspetti da una Jessica? Pregiudizi sui nomi di battesimo</title>
		<description><![CDATA[Interessante ricerca su come due genitori possano&nbsp;danneggiare irrimediabilmente la vita di un figlio attribuendogli un nome ....non tradizionale.&nbsp;Leggi su Corriere.it&nbsp;...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><font face="arial,helvetica,sans-serif">Interessante ricerca su come due genitori possano&nbsp;danneggiare irrimediabilmente la vita di un figlio attribuendogli un nome ....non tradizionale.&nbsp;<br />Leggi su </font><a href="http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_20/nomi_pregiudizi_taino_8ec7382e-a5c7-11de-a2a4-00144f02aabc.shtml"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Corriere.it&nbsp;</font></a></p><p class="comments_info"><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/09/che-ti-aspetti-da-una-jessica-pregiudizi-sui-nomi-di-battesimo.html#comments">Leggi i commenti (3) &raquo;</a></p><div class="feedflare">
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		<category>Segnalazioni</category>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 23:32:17 +0100</pubDate>
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		<item>
		<title>La posizione del corpo nello spazio aiuta a ricordare.</title>
		<description><![CDATA[ Ricordare &egrave; un processo dinamico che consiste in una ricostruzione e rielaborazione dell&rsquo;evento ricordato e non in un recupero pi&ugrave; o meno parziale del ricordo da un archivio o da un magazzino.Secondo le pi&ugrave; recenti teorizzazioni&nbsp;i ricordi sarebbero &quot;stoccati&quot;...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<a href="http://psicocafe.blogosfere.it/images/embodied%20cognition.jpg"><img src="http://psicocafe.blogosfere.it/images/embodied%20cognition-thumb.jpg" border="0" alt="embodied cognition.jpg" hspace="5" width="200" height="258" align="left" /></a> <p align="justify"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Ricordare &egrave; un processo dinamico che consiste in una <em>ricostruzione</em> e <em>rielaborazione</em> dell&rsquo;evento ricordato e non in un recupero pi&ugrave; o meno parziale del ricordo da un archivio o da un magazzino.<br />Secondo le pi&ugrave; recenti teorizzazioni&nbsp;i ricordi sarebbero &quot;stoccati&quot; sotto forma di tracce mnestiche, di frammenti (odori, suoni, dettagli visivi) ampiamente distribuiti nel cervello, ma collegati fra loro; basterebbe la riattivazione di uno solo di questi frammenti per rendere nuovamente &quot;disponibile&quot; un ricordo, magari dimenticato da tempo.<br />E&#39; quello che accade a Proust con i biscotti ne &quot;<em>Alla ricerca del tempo perduto&quot;</em> e che accade a tutti noi quando, per esempio, annusando un certo profumo&nbsp;ricordiamo una persona o un luogo del passato.<br />Un gruppo di ricercatori della <em>Florida State University</em> ha scoperto che anche <strong>assumere una posizione del corpo nello spazio&nbsp;che &quot;riproduce&quot; quella che avevamo durante l&#39;evento</strong> pu&ograve; aiutarci a ricordarlo in maniera pi&ugrave; rapida e pi&ugrave; accurata.<br />In altre parole, coerentemente con la nozione di <strong>embodied cognition</strong> (cognizione &quot;incarnata&quot;), poich&egrave; un evento cognitivo viene&nbsp;processato dal cervello&nbsp;anche nelle sue componenti propriocettive e motorie, &egrave; ragionevole attendersi che il suo ricordo&nbsp;diventi pi&ugrave; semplice se riattiviamo queste componenti assumendo una posizione del corpo simile a quella che avevamo al tempo dell&#39;esperienza originaria.<br />A me&nbsp;&egrave; capitato di&nbsp;fare un saltello&nbsp;per superare una pozzanghera e ricordare una rovinosa (e dimenticata) caduta della mia adolescenza. <br /><br />Paper&nbsp; | &nbsp;</font><a href="http://www.psy.fsu.edu/~kaschaklab/BodyPosture.pdf"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Body posture faciltates retrieval of autobiographical memories</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif">.(pdf)<br /></font><a href="http://scienceblogs.com/cognitivedaily/2007/03/body_position_affects_memory_for_events.php"></a></p><p class="comments_info"><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/09/la-posizione-del-corpo-nello-spazio-aiuta-a-ricordare.html#comments">Leggi i commenti (5) &raquo;</a></p><div class="feedflare">
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		<category>Psicologia cognitiva</category>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 20:45:21 +0100</pubDate>
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		<item>
		<title>La gelotofobia: la paura matta di essere derisi </title>
		<description><![CDATA[ La gelotofobia &egrave; una paura intensa e irrazionale di essere derisi o di essere oggetto di scherno e pu&ograve; essere concepita come una particolare forma di fobia sociale. Diversi studi su cause e conseguenze della gelotofobia sono stati oggetto...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<a href="http://psicocafe.blogosfere.it/images/untitled.jpg"><img src="http://psicocafe.blogosfere.it/images/untitled-thumb.jpg" border="0" alt="untitled.jpg" width="400" height="321" /></a> <p align="left"><font face="arial,helvetica,sans-serif" color="#000000">La gelotofobia &egrave; <strong>una paura intensa e irrazionale di essere derisi o di essere oggetto di scherno</strong> e pu&ograve; essere concepita come una particolare forma di fobia sociale. Diversi studi su cause e conseguenze della gelotofobia sono stati oggetto di un meeting della<em> International Society for Humor Studies</em> tenutosi lo scorso giugno a Long Beach in California. <br />Bench&eacute; tutti gli esseri umani siano sensibili alla derisione altrui e tentino in ogni modo di evitare imbarazzi, i gelotofobici semplicemente &ldquo;esagerano&rdquo;: per essi qualsiasi intervento umoristico &egrave;, nei fatti, un attacco personale. <br />Ma non si tratta di permalosit&agrave;. Lo psicologo pi&ugrave; esperto di questa particolare fobia &egrave; il dott. <strong>Willibald Ruch</strong> dell&rsquo; <em>Universit&agrave; di Zurigo</em> che ha ipotizzato una difficolt&agrave;, da parte di questi soggetti, di interpretare correttamente l&rsquo;umorismo, che viene pertanto vissuto esclusivamente come fonte di umiliazione. Ma che significa malinterpretare l&rsquo;umorismo? <br />Alcune ricerche condotte sull&rsquo;argomento hanno evidenziato che i gelotofobici sono, per esempio, <em>incapaci di distinguere fra una risata canzonatoria e una risata sprezzante</em>. Visualizzando delle immagini che illustrano persone che ridono in varie situazioni i gelotofobici mostrano problemi a distinguere il riso finto, quello sarcastico, quello malizioso e cos&igrave; via (vedi fig.). Ma c&rsquo;&egrave; di pi&ugrave;: essi tendono a credere, con maggior frequenza degli altri, che l&rsquo;oggetto di ogni risata sono proprio loro: malinterpretando quel set di indizi come i toni vocali e le espressioni facciali che indicano, pi&ugrave; o meno oggettivamente, se si &egrave; o non si &egrave; l&rsquo;oggetto di una risata, i gelotofobici risolvono facilmente il dilemma: &ldquo;stanno sicuramente ridendo di me&rdquo;. <br />Se qualcuno pertanto ridacchia <em>per i casi suoi</em> al tavolo accanto a quello in cui un gelotofobico &egrave; seduto, questi si sentir&agrave; costretto ad alzarsi e ad andarsene in preda alla rabbia e alla vergogna perch&eacute; convinto di essere l&rsquo;oggetto di quelle risate e quindi l&rsquo;obiettivo di una non meglio identificata umiliazione. Rabbia, vergogna e paura sono le emozioni principali in questa fobia. Ruch ha sviluppato per la diagnosi un questionario di 46 domande (pi&ugrave; tardi modificato in una versione ridotta a 15) che ha chiamato GELOPH e che pu&ograve; essere utilizzato per stimare l&rsquo;intensit&agrave; della paura delle risate altrui&nbsp;e per identificare i soggetti la cui paura &egrave; basata prevalentemente sulla vergogna. <br />Prover e i suoi colleghi hanno chiesto a un attore di registrare 20 diverse risate, dalla risatina canzonatoria, alla ridacchiata imbarazzata fino alla grassa risata e alla risata di scherno. I ricercatori hanno poi fatto ascoltare le tracce audio a 40 persone che avevano ottenuto punteggi estremamente alti o estremamente bassi al GELOPH e hanno chiesto loro di giudicare la risata sull&rsquo;asse piacevole/spiacevole e prepotente/poco prepotente. I risultati hanno dimostrato che i gelotofobici non reagiscono in misura maggiore ai suoni delle risate negative, ma percepiscono le risate positive come sgradevoli o maligne. Secondo Ruch questi risultati concorderebbero con la teoria che i gelotofobici <strong>hanno una storia di derisioni nel loro passato</strong>, anche infantile. La gelotofobia sarebbe pertanto una <strong>paura appresa</strong>, dopo l&rsquo;esperienza reale o immaginata di essere oggetto di risate di scherno.<br />In un&#39;altra ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati nel numero di febbraio della rivista <em>Humor</em>, e che ha coinvolto circa 23000 persone in 73 paesi, Ruch ha riscontrato gelotofobia in una percentuale compresa tra il 2 e il 30%. Il gelotofobico in particolare non riporta un maggior numero di episodi nei quali si &egrave; sentito oggetto di derisione, ma esperisce gli stessi episodi con un livello di disagio e sofferenza significativamente pi&ugrave; alto e con un tempo di ripresa significativamente pi&ugrave; lungo. L&rsquo;incidenza della gelotofobia &egrave; particolarmente alta in Asia (leggi <a href="http://sciencenews.org/view/download/id/45639/name/Gelotophobia_around_the_globe">qui i dati paese per paese </a>) dove il tema &ldquo;salvare la faccia&rdquo; &egrave; piuttosto importante da un punto di vista socio-culturale. <br /><br /><br />Il sito di riferimento per l&rsquo;approfondimento &egrave; ovviamente <a href="http://www.gelotophobia.org/">http://www.gelotophobia.org/</a> <br /><br />Ruch, W. 2009. <a href="http://blog.blogosfere.it/mte/overview.%20https://www.zora.uzh.ch/13992/1/Ruch_Intro_V2.pdf">Fearing humor? Gelotophobia: The fear of being laughed at </a>(pdf) <br /></font><font face="arial,helvetica,sans-serif" color="#000000"><br />Questi I riferimenti di una ricerca italiana di cui non ho trovato altro<br />Forabosco, G., Dore, M., Ruch, W. &amp; Proyer, R. (in press). Psicopatologia della paura di essere deriso. Un&rsquo;indagine sulla gelotofobia in Italia. Giornale di Psicologia. </font></p><p class="comments_info"><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/09/la-gelotofobia-la-paura-matta-di-essere-derisi.html#comments">Leggi i commenti (7) &raquo;</a></p><div class="feedflare">
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		<category>Psicologia clinica</category>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 18:36:07 +0100</pubDate>
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		<title>Quale di queste due figure è un "maluma", e quale un "takete"?</title>
		<description><![CDATA[Queste due figure furono ideate da Wolfgang Kohler negli anni 20 e se la vostra reazione &egrave; simile a quella della maggiorparte delle persone che da allora hanno risposto alla domanda avrete detto che la figura di sinistra &egrave; un...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://xhochdrei.files.wordpress.com/2009/05/maluma_takete.jpg" border="0" /></p><p align="justify"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Queste due figure furono ideate da </font><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wolfgang_K%C3%B6hler"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Wolfgang Kohler</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif"> negli anni 20 e se la vostra reazione &egrave; simile a quella della maggiorparte delle persone che da allora hanno risposto alla domanda avrete detto che la figura di sinistra &egrave; un &quot;maluma&quot; e la figura di destra &egrave; un &quot;takete&quot;.<br />Leggiamo la spiegazione che fornisce Tom Stafford di questo fenomeno sul suo &quot;</font><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2005/11/fai_mente_local.html"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Mente Locale</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif"><font face="arial,helvetica,sans-serif">&quot;:<br />&lt;&lt;Questa tendenza deriva dal fatto che le parole non sono semplici lemmi, ma stratificazioni plurime di significati. Una parola che fosse costituita unicamente da rumore</font> arbitrario sarebbe inutile.<br />Considerata la rapidit&agrave; delle comunicazioni abbiamo bisogno di quanti pi&ugrave; indizi possibili per velocizzare il processo di comprensione. Tali indizi sul significato di un&#39;espressione possono stiparsi nell&#39;intonazione di una parola, nella scelta delle parole di contorno e nel suono stesso del vocabolo.<br />La forma tondeggiata &egrave; associata a oggetti grossi e pieni o a oggetti che possiedono ampie cavit&agrave; risonanti e che, per esempio, come una grancassa, rimbombano se li si percuote.<br />La bocca si allarga e si riempie d&#39;aria quando si pronuncia il termine &quot;maluma&quot;, un po&#39; come se il suono rotolasse sul palato. <br />Al contrario una forma appuntita sembra dover produrre un rumore sferragliante e tagliente, e il suono corrispondente &egrave; dunque caratterizzato da consonanti plosive come t e c , che comportano il rilascio di aria dalla bocca&gt;&gt;.<br />Non serve andar troppo lontano per comprendere questo fenomeno; bastano i vari <em>squittii,</em> <em>muggiti</em> e <em>grugniti</em> per individuare l&#39;onomatopea di certi termini.<br />Quello che &egrave; interessante &egrave; l&#39;ipotesi che TUTTE le parole, non solo quelle francamente onomatopeiche, siano state inizialmente il frutto di simili metafore. E&#39; probabile infatti che il <em>protolinguaggio</em>, il sistema di comunicazione precedente a ogni tipo di linguaggio codificato in costruzioni sintattiche e grammaticali, si avvalesse di questo simbolismo fonetico per assegnare significanti agli oggetti.&nbsp; Questo fenomeno &egrave; stato chiamato anche <strong>fonoestesia</strong>.</font></p><p class="comments_info"><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/09/quale-di-queste.html#comments">Leggi i commenti (10) &raquo;</a></p><div class="feedflare">
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		<category>SperimentalMente</category><category>forma</category><category>gestalt</category><category>maluma e takete</category><category>test</category>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 02:19:03 +0100</pubDate>
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		<title>La sindrome di Cotard: la convinzione di essere morti</title>
		<description><![CDATA[ Abbiamo parlato&nbsp;qualche post fa della sindrome di Capgras detta anche&nbsp;illusione del sosia o del doppio nella quale il paziente crede che le persone conosciute (mariti, mogli, figli e parenti) siano state sostituite da cloni e che questi, pur avendo...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<a href="http://psicocafe.blogosfere.it/images/Homesickness_Magritte.jpg"><img src="http://psicocafe.blogosfere.it/images/Homesickness_Magritte-thumb.jpg" border="0" alt="Homesickness_Magritte.jpg" hspace="5" width="152" height="200" align="left" /></a> <p align="justify"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Abbiamo parlato&nbsp;qualche post fa della sindrome di Capgras detta anche&nbsp;<em>illusione del sosia o del doppio</em> nella quale il paziente crede che le persone conosciute (mariti, mogli, figli e parenti) siano state sostituite da cloni e che questi, pur avendo il medesimo aspetto e gli stessi comportamenti, siano in realt&agrave; degli impostori.<br />Secondo le pi&ugrave; recenti teorie eziologiche di questo disturbo, esso sarebbe collegato a un&#39; </font><font face="arial,helvetica,sans-serif"><font color="#000000">interruzione fra le aree cerebrali deputate al riconoscimento del volto (giro fusiforme) e le aree deputate a realizzare la coloritura emozionale del riconoscimento (l&rsquo;amigdala).<br /></font>Questi pazienti, al contrario dei </font><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2006/06/soffri_di_proso.html"><font face="arial,helvetica,sans-serif">prosopagnosici</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif">,&nbsp;mantengono cio&egrave; intatta la capacit&agrave; di riconoscere i volti, ma, non provando nessuna emozione di fronte ad essi, vedono spezzato il senso di familiarit&agrave; e &ldquo;giustificano&rdquo; l&#39; anaffettivit&agrave; che provano con il fatto che la persona che hanno di fronte &egrave; in realt&agrave; un estraneo. <br /><br />Quella di cui parliamo oggi &egrave; la <strong>sindrome di Cotard</strong>, un raro disturbo (circa 100 casi </font><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?CMD=search&amp;DB=PubMed"><font face="arial,helvetica,sans-serif">segnalati in letteratura</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif">) per cui il paziente &egrave; convinto di essere morto.<br />Fu chiamata cos&igrave; dal nome dello psichiatra francese <strong>Jules Cotard</strong> che ne descrisse la sintomatologia alla fine dell&rsquo;ottocento definendola un delirio di negazione accompagnato da sentimenti di colpevolezza, negazione di parti del corpo ed anche, paradossalmente, di intenzioni e ideazioni suicidarie.<br />E&rsquo; una condizione&nbsp;osservata, molto raramente, nei pazienti con schizofrenia e disturbo bipolare grave, ma anche in seguito a danno cerebrale.<br />Gli scienziati credono che i pazienti con sindrome di Cotard siano andati incontro alla stessa&nbsp; &ldquo;interruzione&rdquo; fra riconoscimento dei volti ed emozione di familiarit&agrave; che avviene nei pazienti con&nbsp; sindrome di Capgras con la differenza che questi ultimi attribuirebbero <font color="#ff0000">all&rsquo;esterno</font> il problema (&quot;<em>quella donna sembra mia moglie, ma io non provo niente nei suoi confronti quindi non &egrave; mia moglie&quot;</em>), mentre i primi lo attribuirebbero <font color="#ff0000">a s&egrave; stessi</font> (&quot;<em>quella donna sembra mia moglie, ma io non provo niente per lei, io sono morto&quot;</em>). <br />Lo <strong>stile di attribuzione causale</strong> (interno od esterno), che &egrave; la <u>tendenza di una persona ad attribuire gli eventi della sua vita a s&eacute; stessa o agli altri o al caso</u> (ciascuno di noi ha il suo stile di attribuzione causale) potrebbe essere la differenza cognitiva che sta alla base del diverso esito sintomatologico di una stessa patologia.<br /><br />Sul Financial Times c&rsquo;&egrave; un </font><a href="http://www.ft.com/cms/s/acd56ea4-7c2a-11db-b1c6-0000779e2340.html"><font face="arial,helvetica,sans-serif">articolo</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif">&nbsp;che parla di un recente caso di Sindrome di Cotard: una giovane paziente con episodi di epilessia insorti a seguito di un&rsquo; infezione cerebrale da virus herpes simplex.<br />Si chiama Liz e si &egrave; presentata al London Hospital affermando di essere morta da due settimane e di non sapere dove si trovava&nbsp;se all&rsquo;inferno o altrove.<br /></font><font face="arial,helvetica,sans-serif">Il medico che l&rsquo;ha seguita, il dott. McKay, oltre alle cure del caso le ha fatto anche una serie di domande per cercare di comprenderne lo stile di attribuzione causale, rilevando che questa paziente aveva effettivamente una tendenza inusuale all&rsquo;attribuzione <em>interna</em>.<br />Si tratta naturalmente soltanto di una ipotesi, il neuroscienziato <strong>Ramachandran</strong> nel suo libro <em>Cosa sappiamo della mente, </em>spiega come una negazione cos&igrave; estesa del proprio &quot;esistere&quot; non nasca dalla sola anaffettivit&agrave; nei confronti di altri conosciuti.<br />Secondo Ramachandran questo tipo di pazienti &egrave; diventato <em>completamente </em>anaffettivo, per ogni cosa, animata e inanimata, vista, toccata, gustata, odorata ecc...<br />Il totale scollamento emotivo dalla realt&agrave; costringerebbe il paziente a darsi la spiegazione (dal suo punto di vista, pi&ugrave; che logica) di essere morto.<br />Per fortuna Liz &egrave; stata dimessa una settimana dopo, essendo migliorata visibilmente, il suo caso&nbsp; &egrave; stato </font><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?db=pubmed&amp;list_uids=16854594&amp;cmd=Retrieve&amp;indexed=google"><font face="arial,helvetica,sans-serif">pubblicato&nbsp;</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif"> nella rivista <em>Consciousness and Cognition.</em> </font></p><p class="comments_info"><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/09/la-sindrome-di-cotard-la-convinzione-di-essere-mor.html#comments">Leggi i commenti (1) &raquo;</a></p><div class="feedflare">
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		<category>Psicologia clinica</category><category>Sindrome di Cotard</category>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 19:41:51 +0100</pubDate>
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		<title>Le due facce dell'attrazione</title>
		<description><![CDATA[ Ancora uno studio sull&#39;attrattivit&agrave; dei volti umani secondo il quale essa si baserebbe su un doppio binario, quello sessuale&nbsp;basato su specifiche caratteristiche della faccia, come mascella, zigomi e labbra, e uno non sessuale, basato sull&#39;estetica generale.La&nbsp;ricerca &egrave; stata&nbsp;condotta da...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<img src="http://data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/misc/scienze/2009/08/25/jpg_1339725.jpg" border="0" hspace="5" width="80" height="100" align="left" /> <p align="justify"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Ancora uno studio sull&#39;attrattivit&agrave; dei volti umani secondo il quale essa si baserebbe su un doppio binario, quello sessuale&nbsp;</font><font face="arial,helvetica,sans-serif">basato su specifiche caratteristiche della faccia, come mascella, zigomi e labbra, e uno non sessuale, basato sull&#39;estetica generale.<br />La&nbsp;ricerca &egrave; stata&nbsp;condotta da Robert G. Franklin, Reginald Adams e collaboratori della </font><a href="http://www.psu.edu/"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Penn State University</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif"> e pubblicata sul &quot;</font><a href="http://www.elsevier.com/wps/find/journaldescription.cws_home/622874/description#description"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Journal of Experimental Social Psychology</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif">&quot; .</font><font face="arial,helvetica,sans-serif"><br /><br /><a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/I_volti_che_piacciono_alle_donne/1339723">Continua</a> a leggere&nbsp;su LeScienze</font></p><p class="comments_info"><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/08/le-due-facce-dellattrazione.html#comments">Commenta &raquo;</a></p><div class="feedflare">
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		<category>Segnalazioni</category>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 17:02:53 +0100</pubDate>
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		<item>
		<title>La sindrome di Capgras e l’invasione degli ultracorpi</title>
		<description><![CDATA[ Film cult del cinema di fantascienza,&nbsp; L&rsquo;invasione degli ultracorpi&nbsp; descriveva perfettamente, al di l&agrave; del plot narrativo, la sindrome di Capgras.Detta anche illusione del sosia o del doppio, fu descritta per la prima volta nel 1923 dallo psichiatra francese...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<a href="http://blogosfere1.blogs.com/.shared/image.html?/photos/uncategorized/altruismo_x.jpg" onclick="window.open(this.href, '_blank', 'width=253,height=164,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"></a><p align="justify"><a href="http://blogosfere1.blogs.com/.shared/image.html?/photos/uncategorized/capgras.jpg" onclick="window.open(this.href, '_blank', 'width=253,height=164,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://psicocafe.blogosfere.it/images/capgras.jpg" border="0" alt="Capgras" title="Capgras" hspace="5" width="170" height="110" align="left" /></a> <font face="arial,helvetica,sans-serif">Film cult del cinema di fantascienza,&nbsp; L</font><a href="http://www.clubghost.it/cinema/i/utracorpi-.htm"><font face="arial,helvetica,sans-serif">&rsquo;invasione degli ultracorpi</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif">&nbsp; descriveva perfettamente, al di l&agrave; del plot narrativo, la <strong>sindrome di Capgras.</strong><br />Detta anche <em>illusione del sosia o del doppio</em>, fu descritta per la prima volta nel 1923 dallo psichiatra francese Capgras da cui ha preso il nome.<br />Si tratta di un disordine piuttosto raro costituito da una particolarissima forma di delirio-paranoia: credere che le persone conosciute (mariti, mogli, figli e parenti) siano state sostituite da cloni e che questi, pur avendo il medesimo aspetto e gli stessi comportamenti, siano in realt&agrave; degli impostori.<br />Nel 1991 fu </font><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&amp;db=PubMed&amp;list_uids=1961860&amp;dopt=Abstract"><font face="arial,helvetica,sans-serif">descritto</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif"> il caso di una paziente di 74 anni che era convinta che suo marito fosse stato sostituito da un estraneo. Si rifiutava di dormire con l&rsquo;impostore, si chiudeva a chiave nella sua stanza, e aveva chiesto a suo figlio di procurarle una pistola. Non mostrava per&ograve; alcun fenomeno di errata identificazione nei confronti di altre persone della sua vita.<br />Nel 2003 il neuroscienziato <strong>Ramachandran</strong> in uno splendido libro dal titolo <em>Che cosa sappiamo della mente</em> racconta di un paziente che, al risveglio da un incidente stradale, di fronte a sua madre accorsa al suo capezzale, si rivolse con circospezione al dottore e gli sussurr&ograve; in un orecchio che la&nbsp; persona nella stanza somigliava in maniera stupefacente a sua madre, ma non lo era e di sicuro si trattava di una persona che si stava dolosamente spacciando per lei.<br /><strong>Alireza Nejad </strong>e<strong> Khatereh Toofani</strong> hanno </font><a href="http://www.blackwell-synergy.com/doi/abs/10.1111/j.0924-2708.2006.00114.x"><font face="arial,helvetica,sans-serif">riportato</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif"> una variante estremamente rara della sindrome di Capgras in cui una donna di 55 anni crede che gli oggetti che possiede siano stati tutti sostituiti da altri oggetti del tutto simili.<br />E&rsquo; una forma molto rara perch&eacute; &egrave; una trasposizione delirante relativa agli <em>oggetti</em> e non alle persone e perch&eacute; non ci sono altri malfunzionamenti cognitivi: la memoria della paziente &egrave; intatta, il senso del tempo, dello spazio e la cognizione sociale sono coerenti e l&rsquo;intelligenza &egrave; normale. Non ha una storia di danno cerebrale o di emicrania e la tac non ha rivelato grosse anormalit&agrave;.<br /><br />Secondo le pi&ugrave; recenti teorie eziologiche di questo incredibile disturbo, esso sarebbe collegato a una <strong>interruzione fra le aree cerebrali deputate al riconoscimento del volto (giro fusiforme) e le aree deputate a realizzare la coloritura emozionale del riconoscimento (l&rsquo;amigdala).</strong><br />Questi pazienti, al contrario dei prosopagnosici, mantengono cio&egrave; intatta la capacit&agrave; di <em>riconoscere</em> i volti, ma, non provando nessuna <em>emozione</em> di fronte ad essi, vedono spezzato il senso di familiarit&agrave; e &ldquo;giustificano&rdquo; l&#39; anaffettivit&agrave; che provano con il fatto che la persona che hanno di fronte &egrave; in realt&agrave; un estraneo. L&#39;assenza di emozione &egrave; stata dimostrata e misurata con la rilevazione della conduttanza cutanea. <br />Nel mondo qualcuno si domanda <em>sul serio</em> &ldquo;chi sogna pecore elettriche?&rdquo; (questa &egrave; una chicca per intenditori.)</font></p><p class="comments_info"><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/08/la-sindrome-di.html#comments">Leggi i commenti (17) &raquo;</a></p><div class="feedflare">
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		<category>Psicologia clinica</category><category>casi clinici</category>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 18:12:26 +0100</pubDate>
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		<item>
		<title>Attrattività dei volti umani: FaceResearch</title>
		<description><![CDATA[Il&nbsp;Dipartimento di Psicologia dell&#39; Universit&agrave; di Aberdeen&nbsp;sta conducendo da alcuni anni degli studi sull&#39;attrattivit&agrave; dei volti umani. Il progetto si chiama FaceResearch e mira a comprendere, tra le altre cose, quali caratteristiche di un volto lo rendono attraente e se...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://blogosfere1.blogs.com/.shared/image.html?/photos/uncategorized/faceresearch_1.JPG" onclick="window.open(this.href, '_blank', 'width=128,height=128,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><font face="arial,helvetica,sans-serif"><img src="http://psicocafe.blogosfere.it/images/faceresearch_1.JPG" border="0" alt="Faceresearch_1" title="Faceresearch_1" hspace="5" width="100" height="100" align="left" /></font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif">Il&nbsp;Dipartimento di Psicologia dell&#39; </font><a href="http://www.abdn.ac.uk/"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Universit&agrave; di Aberdeen</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif">&nbsp;sta conducendo da alcuni anni degli studi sull&#39;attrattivit&agrave; dei volti umani. Il progetto si chiama <strong>FaceResearch </strong>e mira a comprendere, tra le altre cose, quali caratteristiche di un volto lo rendono attraente e se queste caratteristiche sono influenzate dall&#39;appartenenza etnica del volto osservato e/o da quella del soggetto osservatore. E&#39; possibile collaborare alla ricerca divenendo soggetti sperimentali. <br />Una volta registrati (pochi secondi per uno username e una password) si viene introdotti in una pagina con una quindicina di esperimenti, per ognuno dei quali &egrave; riportato il tempo necessario (2 minuti o pi&ugrave;) e il numero di persone che vi hanno partecipato sinora. <br />Una volta completato un esperimento vengono fornite in tempo reale alcune spiegazioni e il risultato ottenuto. <br />Nella fase di registrazione viene chiesta anche una mail per ricevere una newsletter o per essere ricontattati qualora alcune ricerche siano di tipo longitudinale. Se non volete seccature inserite una e-mail non valida, ma non mentite sull&#39;et&agrave;, il vostro&nbsp;genere e sulle eventuali altre domande demografiche.<br />Se avete voglia di fare un secondo o un terzo esperimento (ci sono anche esperimenti con videoclip o registrazioni audio per l&#39;attrattivit&agrave; delle voci) vi baster&agrave; riloggarvi e un segno di spunta vi segnaler&agrave; quali avete gi&agrave; portato a termine e quali potete ancora scegliere. <br /><br />PARTECIPA A </font><a href="http://www.faceresearch.org/"><font face="arial,helvetica,sans-serif">FACERESEARCH</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif">&nbsp;!</font></p><p class="comments_info"><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/08/attrattivita-de.html#comments">Leggi i commenti (3) &raquo;</a></p><div class="feedflare">
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		<category>SperimentalMente</category><category>test</category>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 18:39:21 +0100</pubDate>
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		<title>Per imparare è meglio il giorno o la notte?</title>
		<description><![CDATA[ Acquisire una nuova abilit&agrave; richiede l&rsquo;apprendimento simultaneo di molteplici aspetti di un compito. Per esempio, per imparare ad eseguire una sonata al pianoforte &egrave; necessario apprendere l&#39;esatta sequenza delle note musicali, ma anche l&rsquo;appropriata sequenza del movimento delle dita.Daniel...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<a href="http://blogosfere1.blogs.com/.shared/image.html?/photos/uncategorized/piano_hand_1_3.jpg" onclick="window.open(this.href, '_blank', 'width=640,height=480,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"></a><p align="justify"><a href="http://blogosfere1.blogs.com/.shared/image.html?/photos/uncategorized/piano_hand_1.jpg" onclick="window.open(this.href, '_blank', 'width=640,height=480,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://psicocafe.blogosfere.it/images/piano_hand_1.jpg" border="0" alt="Piano_hand_1" title="Piano_hand_1" hspace="5" width="100" height="75" align="left" /></a> <font face="arial,helvetica,sans-serif">Acquisire una nuova abilit&agrave; richiede l&rsquo;apprendimento simultaneo di molteplici aspetti di un compito. Per esempio, per imparare ad eseguire una sonata al pianoforte &egrave; necessario apprendere l&#39;esatta sequenza delle note musicali, ma anche l&rsquo;appropriata sequenza del movimento delle dita.<br /><br />Daniel Cohen e colleghi della </font><a href="http://hms.harvard.edu/hms/home.asp"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Harvard Medical School</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif"> hanno indagato questi due aspetti con un esperimento veramente ingegnoso: hanno chiesto a&nbsp; 50 soggetti di imparare una sequenza di tasti da pigiare con la mano destra (training). <br />Hanno poi chiesto ad alcuni partecipanti di rifare la <em>medesima</em> sequenza di note, ma utilizzando la mano sinistra. Ovviamente dovendo usare una mano diversa questo gruppo doveva, nei fatti, apprendere un ordine differente con cui muovere le dita (Situazione A)<br />All&rsquo;altro gruppo &egrave; stato proposto lo stesso cambiamento della mano con in pi&ugrave; l&rsquo;apprendimento di una nuova sequenza di note,&nbsp; speculare a quella appresa in precedenza, ma tale per cui l&rsquo;ordine dei movimenti delle dita restava il medesimo.(Situazione B)<br /><br /></font><a href="http://blogosfere1.blogs.com/.shared/image.html?/photos/uncategorized/aaa.jpg" onclick="window.open(this.href, '_blank', 'width=400,height=248,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><font face="arial,helvetica,sans-serif"><img src="http://psicocafe.blogosfere.it/images/aaa.jpg" border="0" alt="Aaa" title="Aaa" width="400" height="248" /></font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif"> <br />Alcuni dei partecipanti completavano questa parte iniziale dell&rsquo;esperimento la mattina, gli altri la sera. <br />Dodici ore dopo, del gruppo che aveva imparato nuovi movimenti delle dita (situazione A), solo coloro che avevano appreso il compito di mattina mostravano segni di miglioramento dell&#39;appredimento. <br />Al contrario, del gruppo che aveva dovuto imparare anche una nuova sequenza di note (situazione B) solo coloro che avevano appreso il compito la sera precedente, e avevano perci&ograve; dormito, mostravano qualche segno di miglioramento.<br />Questo esperimento, secondo i suoi autori, mostra che il cosiddetto &quot;consolidamento&quot; dell&#39;apprendimento non &egrave; un processo unico, ma avviene con modalit&agrave; differenziate sia a seconda di differenti aspetti della memoria procedurale (che sono quindi processati separatamente) sia <em>a seconda del momento della giornata in cui il consolidamento ha luogo.</em><br />Determinati aspetti di specifici compiti trarrebbero giovamento dal consolidamento notturno post sonno, altri invece dal consolidamento diurno.<br />Ad esempio prima di un esame o di un&#39;interrogazione &egrave; sempre consigliabile concedersi una buona notte di sonno: &egrave; noto da tempo infatti che i contenuti di tipo &quot;nozionistico&quot;, appresi subito prima di dormire, ottengono un consolidamento mnestico rilevante e al mattino i ricordi di quanto appreso sono pronti ad essere recuperati.&nbsp;</font></p><p align="justify"><font face="Arial">Abstract | &nbsp;</font><a href="http://www.pnas.org/cgi/content/abstract/102/50/18237"><font face="Arial">Off-line learning of motor skill memory: A double dissociation of goal and movement</font></a><font face="Arial">.<br /></font></p><p class="comments_info"><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/08/diversi-tipi-di.html#comments">Leggi i commenti (2) &raquo;</a></p><div class="feedflare">
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		<category>Psicologia cognitiva</category>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 18:56:23 +0100</pubDate>
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		<title>La forma dei bicchieri e il sovradosaggio alcolico</title>
		<description><![CDATA[Pare che le persone versino dal 20% al 30% di alcol in pi&ugrave; nei bicchieri corti e larghi rispetto a quanto faccia in quelli stretti e lunghi dello stesso volume. E non lo fa solo la gente comune, ma anche...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://blogosfere1.blogs.com/.shared/image.html?/photos/uncategorized/bicchieri.gif" onclick="window.open(this.href, '_blank', 'width=200,height=149,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><font face="arial,helvetica,sans-serif" size="2"><img src="http://psicocafe.blogosfere.it/images/bicchieri.gif" border="0" alt="Bicchieri" title="Bicchieri" hspace="5" width="160" height="119" align="left" /></font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif" size="2">Pare che le persone versino dal 20% al 30% di alcol <em>in pi&ugrave;</em> nei bicchieri corti e larghi rispetto a quanto faccia in quelli stretti e lunghi dello stesso volume. E non lo fa solo la gente comune, ma anche i barman professionisti.<br />Lo studio di cui parliamo oggi, ha coinvolto 198 studenti di college e 86 barman di una citt&agrave; statunitense. <br />A met&agrave; degli studenti sono stati dati bicchieri da 355ml stretti e lunghi, all&rsquo;altra&nbsp; met&agrave; bicchieri corti e larghi sempre da 355ml.<br />E&rsquo; stato chiesto loro di versare una quantit&agrave; standard di alcol (un&rsquo;oncia e mezzo, pari a 44.3 ml) per prepararre quattro drink (vodka tonic, rum e coca, whiskey con ghiaccio e gin tonic).<br />Ai barman &egrave; stato chiesto di preparare gli stessi 4 drink senza dar loro alcuna istruzione.<br /><strong>Risultati:</strong> sia gli studenti che i barman (con una media di sei anni di esperienza) versavano pi&ugrave; alcol (oltre il 20%) nei bicchieri larghi e corti che in quelli lunghi e stretti, inoltre entrambi i gruppi ritenevano erroneamente che i bicchieri stretti ne contenessero di pi&ugrave;.<br />Sia la pratica che l&#39;eventuale maggiore concentrazione non incidevano che marginalmente su queste distorsioni: per quanto riguarda gli studenti il fatto di impratichirsi strada facendo riduceva la tendenza al &quot;sovradosaggio alcolico&quot; nei bicchieri stretti e lunghi, ma non in quelli corti e larghi; per quanto riguarda i baristi prestare attenzione e concentrarsi riduceva, ma non eliminava la tendenza. <br />Poich&egrave; la maggiorparte della gente si versa da bere da sola, l&rsquo;accuratezza con cui stima la quantit&agrave; di alcol che versa pu&ograve; far variare, anche considerevolmente, l&rsquo;effettiva quantit&agrave; di alcol che assume. Per ridurre il consumo di alcol non&nbsp;sarebbe illogico quindi promuovere l&rsquo;utilizzo di bicchieri stretti e lunghi o di quelli nei quali il livello alcolico &egrave; segnato. <br />Un bell&#39;esempio di ricerca psicologica utile e utilizzabile.<br /><br />Paper&nbsp;| &nbsp;</font><a href="http://bmj.bmjjournals.com/cgi/content/full/331/7531/1512?ehom"><font face="arial,helvetica,sans-serif" size="2">Shape of glass and amount of alcohol poured: comparative study of effect of practice and concentration</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif" size="2"> </font></p><p class="comments_info"><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/08/la-forma-dei-bi.html#comments">Leggi i commenti (4) &raquo;</a></p><div class="feedflare">
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		<category>Psicologia sociale</category><category>alcol</category><category>forma</category><category>gestalt</category>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 18:25:44 +0100</pubDate>
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		<item>
		<title>Universalità della scala pentatonica: il pubblico sa cantare</title>
		<description><![CDATA[Non perdetevi questo bellissimo esperimento condotto al World Science Festival dello scorso giugno in cui il jazzista Bobby McFerrin dimostra, con l&#39;aiuto del pubblico, il potere e la universalit&agrave; della scala pentatonica.&nbsp;Non a caso la performance era parte di un...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Non perdetevi questo bellissimo esperimento condotto al World Science Festival dello scorso giugno in cui il jazzista Bobby McFerrin dimostra, con l&#39;aiuto del pubblico, il potere e la universalit&agrave; della scala pentatonica.&nbsp;Non a caso la performance era parte di un evento dal titolo &quot;<em>Note e Neuroni, alla ricerca del coro comune</em>&quot;.</font></p><div align="justify"><font face="arial,helvetica,sans-serif"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" width="400" height="230"><param name="width" value="400" /><param name="height" value="230" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=5732745&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=1&amp;color=&amp;fullscreen=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="230" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=5732745&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=1&amp;color=&amp;fullscreen=1"></embed></object><br /></font></div><p class="comments_info"><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/07/universalita-della-scala-pentatonica-il-pubblico-sa-cantare.html#comments">Leggi i commenti (5) &raquo;</a></p><div class="feedflare">
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		<category>Psicologia cognitiva</category>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 14:13:19 +0100</pubDate>
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		<item>
		<title>Grammatica innata e il linguaggio gestuale "home sign"</title>
		<description><![CDATA[L&rsquo;acquisizione del linguaggio &egrave; il risultato degli imput linguistici provenienti dall&rsquo;esterno combinati con delle &ldquo;predisposizioni&rdquo; umane a comunicare in certi modi. L&rsquo;unica maniera per capire quali aspetti sono controllati dall&rsquo;esperienza e quali derivano da fattori innati &egrave; rimuovere l&rsquo;imput linguistico.Ovviamente...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<a href="http://blogosfere1.blogs.com/.shared/image.html?/photos/uncategorized/sign_language.jpg" onclick="window.open(this.href, '_blank', 'width=400,height=400,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"></a><p align="justify"><a href="http://blogosfere1.blogs.com/.shared/image.html?/photos/uncategorized/nicaragua_sign_language.jpg" onclick="window.open(this.href, '_blank', 'width=180,height=180,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><font face="arial,helvetica,sans-serif"><img src="http://psicocafe.blogosfere.it/images/nicaragua_sign_language.jpg" border="0" alt="Nicaragua_sign_language" title="Nicaragua_sign_language" hspace="5" width="100" height="100" align="left" /></font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif">L&rsquo;acquisizione del linguaggio &egrave; il risultato degli imput linguistici provenienti dall&rsquo;esterno combinati con delle &ldquo;predisposizioni&rdquo; umane a comunicare in certi modi. <br />L&rsquo;unica maniera per capire quali aspetti sono controllati dall&rsquo;esperienza e quali derivano da fattori innati &egrave; rimuovere l&rsquo;imput linguistico.<br />Ovviamente questo non &egrave; possibile farlo sperimentalmente, ma ci si pu&ograve; avvalere delle naturali situazioni di deprivazione linguistica come quelle riguardanti bambini profondamente sordi, allevati in famiglie udenti nelle quali nessuno conosce un linguaggio dei segni.<br />Questi bambini&nbsp; non acquisiscono un linguaggio parlato e allo stesso tempo non vengono esposti a un linguaggio dei segni.<br />Di solito, spontaneamente e naturalmente, sviluppano sistemi di comunicazione gestuale idiosincratica chiamati &ldquo;</font><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Home_sign"><font face="arial,helvetica,sans-serif">home sign</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif">&rdquo;.&nbsp;<br />I &nbsp;partecipanti alla ricerca di cui parliamo oggi sono tre individui <em>adulti</em> di 14, 18 e 23 anni, profondamente sordi, che hanno sviluppato e usano da tutta la vita il proprio sistema di home sign e non hanno mai avuto nessun altro accesso al linguaggio.<br />Lo scopo dello studio &egrave; quello di comprendere se la categoria grammaticale astratta del &ldquo;Soggetto&rdquo; sia&nbsp; presente nel sistema di comunicazione gestuale di questi individui. <br /><strong><u>L&#39;esperimento</u></strong>: Ogni home signer ha vicino una persona che &egrave; abbastanza fluente nel suo sistema gestuale e con il quale egli comunica&nbsp; regolarmente. <br />Gli stimoli sono costituiti da 66 eventi registrati della durata di 2-4 secondi. Ogni partecipante ha visto i videotape uno alla volta e ha descritto l&rsquo;evento al proprio partner comunicativo. Tutti i gesti sono stati registrati e trascritti. <br />Il &ldquo;soggetto&rdquo; come &egrave; noto &egrave; la persona, l&rsquo;animale, la cosa che compie l&rsquo;azione (<strong>ruolo semantico di agent</strong> <em>&ldquo;L&#39;<u>uomo</u> apre la porta&rdquo;</em>) o la subisce nei verbi passivi e pi&ugrave; in generale &egrave; ci&ograve; di cui parla il predicato (<strong>ruolo semantico non-agent</strong> <em>&quot;la <u>porta</u> &egrave; aperta dall&#39;uomo&quot;, &quot;la <u>donna</u> &egrave; felice&quot;, </em>rappresentato cio&egrave; da persona, animale o cosa che viene &quot;agito&quot; o &quot;manipolato&quot;, o da persona che esperisce uno stato emotivo).<br />Nell&rsquo;esperimento&nbsp; variavano i ruoli semantici (agent vs non agent), la tipologia dell&rsquo;elemento (umano o inanimato) e il numero degli elementi coinvolti (uno o due).<br /><strong><u>I risultati</u></strong>: gli home signers hanno individuato e indicato sempre appropriatamente il &ldquo;soggetto&rdquo; dei segmenti video. Non hanno mostrato pattern <em>diversi</em> per indicare i ruoli agent e quelli non agent, ma li hanno indicati allo <em>stesso modo</em> producendo la dimostrazione dell&rsquo;esistenza, nel loro sistema gestuale, di una categoria astratta di &ldquo;soggetto&rdquo;, indipendente dai ruoli semantici e dalle altre variabili presenti.<br />Tutti i &ldquo;soggetti&rdquo; inoltre sono stati prodotti nella posizione ordinale <em>iniziale </em>della sequenza gestuale, una caratteristica di posizionamento del &quot;soggetto&quot; comune a tutti i linguaggi umani. <br />Queste evidenze suggeriscono che diverse fondamentali caratteristiche del sistema linguistico umano, e in particolare la nozione di &ldquo;soggetto&rdquo;, sono presenti anche quando l&rsquo;utilizzatore non &egrave; stato mai esposto a imput linguistici, sono quindi probabilmente innate. </font></p><p align="justify"><font face="Arial">Abstract | </font><a href="http://www.pnas.org/cgi/reprint/0509306102v1" target="host"><span><font face="Arial">Grammatical &#39;Subjects&#39; in &#39;Home Sign&#39;: Abstract linguistic structure in adult primary gesture systems without linguistic input</font></span></a></p><p align="justify"><span><font face="arial,helvetica,sans-serif">In&nbsp;foto un ragazzo che usa il </font><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nicaraguan_Sign_Language"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Nicaraguan Sign Language</font></a><font face="arial,helvetica,sans-serif">, linguaggio home sign sviluppato spontaneamente da una comunit&agrave; di sordi in Nicaragua gi&agrave; dal 1970, diventato molto noto perch&egrave; ha costituito per i linguisti una possibilit&agrave; unica di studiare un <em>neo</em>linguaggio.</font></span></p><p class="comments_info"><a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/07/grammatica-inna.html#comments">Leggi i commenti (2) &raquo;</a></p><div class="feedflare">
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		<category>Psicologia evolutiva</category>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 18:02:04 +0100</pubDate>
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